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Contaminazioni Uniba, Pirlo: ‘Terza Missione per essere protagonisti del cambiamento rispetto ad ambiente, economia, società, istituzioni, persone’

 

In occasione della II giornata della Conferenza di Ateneo “Contaminazioni: Immaginare il futuro della conoscenza” organizzata dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, il prof. Giuseppe Pirlo ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, Delegato del Rettore alla Terza missione-Rapporti territoriali e componente del Centro di Apprendimento Permanente di Uniba, ha presentato l’area della Terza Missione nella relazione intitolata “La Terza Missione dell’Università di Bari guarda al futuro. Per un’università sostenibile, trasformativa, civica”.

Ecco la sua relazione:

“L’Università ha indubbiamente una funzione insostituibile nei processi di trasformazione del nostro tempo: per le competenze di cui è espressione, ma anche per le sue potenzialità di trasformarsi e di generare trasformazione. Si tratta di processi dinamici che hanno, da un lato, un ruolo centrale per la creazione e diffusione di nuove conoscenze (ricerca) e la formazione del capitale umano (didattica), dall’altro, un ruolo determinante nello sviluppo territoriale e nell’innovazione, anche e soprattutto sociale, attraverso appunto la Terza Missione.

È opinione sempre più diffusa che questa funzione vada pensata e costruita assieme alle altre istituzioni, alle imprese, al settore del no profit, alla cittadinanza in senso ampio, in modo da favorire quel cambiamento di tipo “relazionale” e quella capacità di contaminarsi che agli Atenei vengono sempre più richiesti.

Attraverso la Terza Missione le Università hanno l’opportunità di farsi “ponte” tra scienza e società, attivando reti e costruendo relazioni con le comunità che le circondano, contribuendo allo sviluppo socio-economico del territorio. Attraverso la Terza Missione, ancora, le Università hanno l’opportunità di aumentare, ci dice Mario Morcellini, le “superfici di contatto” con le società e con il mercato. La Terza Missione, non a caso, è caratterizzata dall’avere «confini più porosi» rispetto alla prima e alla seconda missione; essa «mira a sancire la fine della comunità chiusa […] si configura come il tentativo di un dialogo ipoteticamente bidirezionale tra comunità scientifica e gente comune».

Non più quindi una Terza Missione che si aggiunge a valle della ricerca e della formazione per garantire una maggiore efficacia d’impatto di queste, ma una Terza Missione intesa come principale agente di contestualizzazione e di innovazione continua delle altre due missioni dell’Università.

La Terza Missione diventa l’opportunità che le Università si danno, quindi, di avviare percorsi comuni ed efficaci di co-costruzione della conoscenza, laddove la parola conoscenza fa riferimento non già solo alle informazioni e alla cultura codificata ma all’importanza che assumono il capitale umano e le capacità intellettuali, che la stessa università contribuisce a formare in maniera più o meno efficace e rendendo, proprio in virtù del capitale umano che forma, il territorio e il contesto, abitato e vissuto, più o meno competitivo.

Non è più sufficiente, infatti, una Università che svolga la sua attività di ricerca – per qualificata che sia - nel chiuso dei suoi laboratori e degli studi dei suoi docenti, così come l’azione didattica limitata alle attività in aula. Con la Terza Missione, l’Università si contamina con la società e non può che farlo secondo delle direzioni ben precise, che nel caso dell’Università di Bari la vedono impegnata soprattutto in vista dell’accompagnamento verso lo sviluppo sostenibile della comunità di riferimento, delle Pubbliche Amministrazioni, delle imprese e della cittadinanza più in generale.

Sebbene la sostenibilità e lo sviluppo sostenibile siano da anni all’attenzione dei governi del mondo, è con l’approvazione dell’Agenda 2030, il 25 settembre del 2015, che questo interesse comincia a farsi impegno concreto sia attraverso il delinearsi di strategie e politiche nazionali e internazionali, sia attraverso l’individuazione e la messa a punto di una serie di indicatori che consentono periodicamente, a ciascuna istituzione, anche alle Università, di verificare il proprio posizionamento rispetto ai 17 Sustainable Development Goals (SDGs) e ai 169 target che meglio li specificano. Tale impulso e attenzione globali hanno assunto particolare centralità anche nelle prospettive e nelle politiche di ricerca a livello comunitario: gli SDGs guideranno l’articolazione dell’Obiettivo FP9 di Horizon Europe , ovvero il programma di ricerca con cui l’Unione Europea metterà a disposizione finanziamenti ingenti in bandi competitivi tra il 2021 e il 2027.

In quanto istituzioni per il cambiamento, gli Atenei sono, al pari degli altri enti del territorio, interessati al e dal processo di transizione verso lo sviluppo sostenibile, percorso, tra l’altro, cominciato ufficialmente per gli Atenei del mondo già nel 1991 con la Conferenza dei Rettori a Talloires, nell’Alta Savoia.

Anzi, per far fronte alle necessità e alle urgenze che proprio lo sviluppo sostenibile pone, governi nazionali e locali trovano spesso nelle Università il punto di riferimento per la comprensione dei fenomeni e per l’individuazione di soluzioni, perché gli Atenei sono “contenitori” di innumerevoli competenze ed espressione di molteplici saperi; perché sono generatori di innovazione sociale, oltre che tecnologica; perché possono e devono sempre più promuovere lo sviluppo di pensiero critico, creativo, complesso, che connette; perché sono chiamati, in misura sempre crescente, a garantire quella “ibridazione degli specialismi” che è conditio sine qua non per garantire la contaminazione di saperi, di menti e di pensieri, di storie, di persone e di istituzioni, di realtà, di territori e di culture.

Questo percorso non è ovviamente semplice ma l’Università di Bari, proprio noi, non siamo all’ “anno zero”. Credo sia giusto sottolineare come – così come in altri ambiti - anche in questo ambito specifico la nostra Università abbia già lavorato tanto e con successo, e che se solo potessimo fermarci un attimo (come dovremmo fare più spesso) ad analizzare i risultati saremmo noi stessi a stupirci della loro quantità e qualità.

Penso ad esempio a progetti che hanno portato nel nostro ateneo, primo in Italia, il personale tecnico amministrativo di molte delle altre università italiane aderenti alla RUS per formarsi sui complessi e multiformi ambiti della sostenibilità. Penso ai corsi di laurea magistrale che si sono avviati e si stanno avviando nella nostra Università cercando di intercettare prima di altri le traiettorie evolutive di questi domini, formando i nostri studenti a professioni ancora non pienamente codificate. Penso ad esempio alla sperimentazione di azioni a valere sulle Competenze Trasversali, corsi che saranno aperti a tutte le Studentesse e gli Studenti della nostra Università, ma anche al nostro personale e alla cittadinanza…aprendo quindi direttamente l’Università e i suoi saperi al territorio, offrendo una opzione di contaminazione diretta e confermando allo stesso tempo il ruolo di riferimento culturale che la società ci riconosce e da cui non dobbiamo sottrarci. Penso anche all’azione di supporto alle istituzioni di governo metropolitano e regionale che vedono la nostra università impegnata sia nella stesura dell’Agenda Metropolitana per lo Sviluppo Sostenibile che alla definizione di importanti proposte, anche sulla Bioeconomia, nell’ambito del bando Puglia Partecipa.

E’ da queste premesse che l’Università di Bari, attraverso i Dipartimenti, i Centri e le Agenzie che si spendono quotidianamente con grande generosità su questi temi, sta disegnando le sue politiche e le sue azioni in materia di Terza Missione in riferimento ai prossimi anni, partendo dalla piena consapevolezza del proprio ruolo civico, sociale e politico. Si tratta di politiche sistemiche e che vogliono dare evidenza di quanto parlare di Terza Missione voglia dire considerare in maniera integrata il trasferimento tecnologico e l’innovazione come il public and social engagement; la formazione continua e l’apprendimento permanente come il rapporto con le imprese, le istituzioni e il terzo settore; spin-off e start-up come la valorizzazione dei musei, delle biblioteche e dei nostri siti storici e archeologici; l’attenzione al welfare e alla gender equality così come all’ambiente e a garantire processi di inclusione per tutti.

La condizione di partenza è quella di accettare la grande sfida di lavorare per una maggiore riconoscibilità all’interno del nostro territorio; una riconoscibilità che parta sempre dall’ascolto del territorio e dei bisogni e delle esigenze intersettoriali e interculturali che esso porta e di cui è espressione la società iper-complessa nella quale viviamo; una riconoscibilità che possa diventare sempre più espressione delle molteplici occasioni di incontro, di dialogo e di confronto con tutti gli stakeholder, interni ed esterni, in modo da pensare e da dar vita, assieme, a percorsi di crescita e di sviluppo sostenibile per la società e le persone, per le città, per le imprese e per il terzo settore.

La sfida della Terza Missione chiama quindi l’Università di Bari ad una responsabilità verso il territorio senza precedenti, con un’attenzione sinergica e sistemica a tutte le componenti che lo costituiscono: ambiente, economia, società, istituzioni, persone.

Questo impone alla nostra Università non soltanto a rafforzare le attività di Terza Missione ma anche a cambiarne il ruolo, la portata, la visione.

La recente gravissima crisi pandemica che stiamo attraversando ha messo in evidenza da un lato il bisogno di promuovere l’innovazione per poter meglio affrontare le sfide economiche, tecnologiche, politiche, sociali, educative, di cui quotidianamente facciamo esperienza come persone e come accademici, e dall’altro il ruolo civico che le Università possono avere nella costruzione di una società più giusta, più equa e più sostenibile. La pandemia ha avuto, e avrà, sulla vita delle istituzioni, delle società e di ciascuno di noi, impatti che, ad oggi, non possiamo ancora pienamente prevedere ma che sappiamo ci chiameranno in causa e che influenzeranno la vita delle future generazioni, verso le quali siamo e saremo sempre più chiamati a dare risposte credibili.

Per tali ragioni, per poter essere realmente efficaci e generare il cambiamento e la trasformazione auspicati, le policy di Terza Missione che come Università di Bari stiamo elaborando sono specifiche, ma anche attente e ambiziose, fortemente interconnessa al territorio e contaminata dal territorio e dalla società.

Nel processo di co-creazione per la Terza Missione, l’Università di Bari sarà chiamata sempre più a collaborare con gli stakeholder utilizzando approcci place-based e stakeholder oriented e fondati sulla open innovation. Se riusciremo ad assumere questo approccio, potremo dire che la nostra Università e noi tutti componenti della sua comunità (Studenti, Docenti, Personale Tecnico e Amministrativo) saremo, assieme, protagonisti “del cambiamento” e persone “in cambiamento”, protagonisti di una trasformazione vera, visibile e concretamente tangibile nonché coerente con quanto in questa Università insegniamo e apprendiamo.

UniBa potrà, in questo modo, mettersi a servizio della società di cui fa parte, creando e formando capitale sociale e umano qualificato, educando e preparando studenti e stakeholder affinché possano contribuire allo sviluppo delle comunità locali, nazionali e globali. Potrà contribuire al bene comune e al bene pubblico, in quanto parte del contesto in cui è inserita ma anche in quanto parte di quella comunità terrestre alla quale siamo indissolubilmente legati e verso la quale siamo inequivocabilmente responsabili.

Il territorio, con le sue istituzioni e le sue imprese, dobbiamo, dunque, considerarlo al contempo, oggetto di attenzione ma anche “compagno di viaggio”, supporto insostituibile in un percorso che sappiamo di certo essere impervio e non privo di ostacoli. Per poter “esplodere” la sua capacità civica e trasformativa, quindi, l’Università di Bari necessita di un territorio, di istituzioni, di governi locali capaci di accompagnarla in questo processo: perché, inutile ricordarlo, “nessuno si salva da solo”.

Proprio la Terza Missione, dove formazione e ricerca si incontrano con la società civile, può rappresentare, per l’Università di Bari, il luogo di ricostruzione di quella riconoscibilità, di quelle relazioni e di quei valori sociali che devono essere posti a fondamento della co-creazione e della valorizzazione di quella conoscenza necessaria per contribuire allo sviluppo sostenibile, culturale ed economico della Puglia e dell’Italia.

Eppure, va sottolineato, se è vero che questo percorso, che è già stato tracciato e che dobbiamo continuare a percorrere con maggiore determinazione, non è un percorso senza difficoltà, è altrettanto vero che esplorare il territorio e la società per disegnare il futuro, attraverso politiche e azioni di Terza Missione, confrontandosi, decidendo, contaminandosi, appunto, è una esperienza a cui non possiamo sottrarci.

Il tempo del cambiamento, della trasformazione, della responsabilità e dell’innovazione è ’ adesso e ora.

L’innovazione semplicemente è.  E’ mentre vi parlo e nessuno di noi può fermarla.

Il cambiamento è sotto gli occhi di tutti, così come lo sono le nuove tecnologie, i nuovi bisogni, le nuove questioni che quotidianamente si aggiungono ai temi classici e a volte modificano la percezione degli stessi in maniera rapida quanto definitiva.

Immaginare di fermare o anche solo di arginare queste evoluzioni è una pura illusione.

Il cambiamento, l’innovazione, anche in ordine ai temi più “trend” e apparentemente “positivi” può avere tante ricadute e non sempre favorevoli e desiderate. Il nostro compito non è quello di “attivare” o “non attivare”. Il nostro ruolo è quello di cercare di Governare il cambiamento attraverso la Scienza e la Conoscenza, il nostro dovere è quello di decidere.

A noi e non ad altri viene chiesto – ora – di continuare a tracciare quel sentiero del nostro futuro sapendo che se non lo tracciamo noi lo farà qualcun altro per noi, secondo modelli non nostri.

Noi non vogliamo semplicemente replicare quello che abbiamo visto qui o lì, da altre parti del mondo, non vogliamo inseguire il cambiamento degli altri, non vogliamo lasciare in eredità alle future generazioni quello che altri hanno deciso che a loro si lasci. 

Questo ci impone dover essere una Università del “si”, aperta al futuro, curiosa e determinata, generosa e ambiziosa.

Ovviamente stiamo parlando di processi lunghi che necessitano tempi adeguati. Quindi saremmo degli sprovveduti se immaginassimo di risolvere tutto in poco tempo, se non ci rendessimo conto della complessità dei processi. Ma dobbiamo metterci in cammino. Anzi, a pensarci bene, lo siamo già in cammino e questo cammino che ci sta portando, giorno dopo giorno, ad essere sempre più comunità attenta e inclusiva.

Solo assumendoci la responsabilità del futuro, per la quale la Terza Missione si impegna quotidianamente, come Università di Bari potremo realmente contribuire a immaginare, costruire, contaminare Bene Comune e Beni Comuni, supportandoci reciprocamente all’interno e sostenendo le organizzazioni a noi esterne nell’affrontare le sfide cruciali del presente, pensando al futuro, nella consapevolezza che, come dice l’Agenda 2030 nel suo bellissimo preambolo, «nessuno deve essere lasciato indietro»”.

Pubblicato il: 19/02/2021