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Tu sei qui:HomeEventiAnno 2020Mostra "Il museo che non c'è

Mostra "Il museo che non c'è

Arte, collezionismo, gusto antiquario nel Palazzo degli Studi di Bari
Quando dal 28/02/2020 alle 10:00
al 24/04/2020 alle 16:00
Dove Salone degli Affreschi, Palazzo Ateneo (Piazza Umberto, Bari)
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Venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 17.00 presso il Salone degli Affreschi dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro (Palazzo Ateneo, Piazza Umberto I, Bari) avrà luogo l'inaugurazione della mostra 'Il Museo che non c’è. Arte, collezionismo, gusto antiquario nel Palazzo degli Studi di Bari (1875-1928)', curata da Luisa Derosa e Andrea Leonardi, che muove dal progetto 'Il Museo che non c’è. Una fabbrica per la cultura in Palazzo Ateneo (1875-1928)', recepito dal Senato Accademico dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ nella seduta del 06.11.2017 (prot. 89991/III/14, referenti scientifici Luisa Derosa, Andrea Leonardi).

Grazie al Finanziamento della Regione Puglia per il tramite del Fondo Speciale Cultura e Patrimonio Culturale (L.R. 40/2016 - ARTICOLO 15 COMMA 3. D.G.R. n. 2321 dell’11.12.2018), essa ha preso forma, in collaborazione con il Polo Museale della Puglia, nel Salone degli Affreschi dell’attuale Palazzo Ateneo (28 febbraio-24 aprile 2020), in origine sede dell’antico Museo Provinciale.

L’iniziativa è centrata sul momento formativo di un’Istituzione che, indagata ‘dentro’, ‘intorno’ e ‘fuori’ a un contenitore divenuto dal 1928 di matrice esclusivamente archeologica, in realtà ha giocato in origine un ruolo di rilievo per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico meridionale. Nell’ambito del largo e spesso difficile quadro nazionale postunitario, il Museo Provinciale di Bari si è dimostrato così un punto di riferimento sia per quanto concerne la ‘riscoperta’ del Medioevo, sia per quanto attiene le direttrici del collezionismo e della connoisseurship di Età Moderna.

Ponendo sempre al centro dell’attenzione il manufatto artistico, la ricerca è stata supportata da una sistematica ricognizione documentaria che restituisce il museo barese quale snodo capace di attrarre un’ampia platea di studiosi. Tra questi, si contano personalità di formazione e cultura mitteleuropea come Martin Wackernagel, allievo di Heinrich Wölfflin e in Puglia al seguito di un esperto medievista come Arthur Haseloff; conoscitori delle complesse problematiche figurative ‘veneto-adriatiche’ (dai Vivarini a Tintoretto) come Gustavo Frizzoni e Mario Salmi; sino a comprendere studiosi ed esperti frequentatori del mercato antiquario internazionale come Bernard Berenson, ‘pellegrino di Puglia’ ante litteram, nonché il suo amico e mecenate statunitense Edward Perry Worren

La mostra, il cui catalogo è edito da Edifir nella Collana 'Le voci del museo' fondata da Cristina De Benedictis e Antonio Paolucci, ha potuto contare su prestiti da Istituzioni come I Tatti - The Harvard Center for Italian Renaissance Studies, l'Archivio Centrale dello Stato, la Pinacoteca della Città Metropolitana di Bari 'Corrado Giaquinto', la Gipsoteca del Castello Svevo di Bari, il Museo Nazionale Jatta di Ruvo, il Museo Archeologico di Santa Scolastica, l'Archivio di Stato di Bari e quello della Città Metropolitana di Bari, la Società di Storia Patria per la Puglia. Sempre tra i prestatori si annovera inoltre la Diocesi di Molfetta-Ruvo di Puglia-Giovinazzo-Terlizzi per il dipinto del 'San Felice in cattedra' di Lorenzo Lotto proveniente dalla chiesa di San Domenico a Giovinazzo.

 

Pubblicato il: 24/02/2020  Ultima modifica: 10/03/2020