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ricordo di Jack Steinberger

In questi giorni che scandiscono la fine di un anno difficile ci ha lasciato Jack Steinberger, un gigante della fisica delle particelle.  Jack, premio Nobel per la Fisica nel 1988 con Lederman e Schwartz, in un esperimento storico del 1962 dimostrò che esistevano due tipi di neutrini (elettronico e muonico) aprendo la strada a tutta la fisica delle oscillazioni di neutrino come noi la conosciamo oggi. Molti si sarebbero considerati più che soddisfatti, ma non lui.

Il suo desiderio di conoscenza mai sazio lo portò a continuare a guardare avanti e all’inizio degli anni 80’ fu fra i padri del progetto LEP al CERN di Ginevra. A quei tempi LEP costituiva la frontiera della fisica delle particelle: un ‘avventura scientifica di scala mai vista sia per le sfide tecnologiche sia per gli aspetti sociologici legati al far lavorare insieme gruppi numerosi ed eterogenei di fisici con storie professionali ed umane molto diverse.

È in quegli anni che la storia di Jack Steinberger s’incrocia con quella di molti ricercatori della sezione INFN e del Dipartimento di fisica di Bari.  Steinberger era infatti il portaparola della collaborazione ALEPH (500 ricercatori provenienti da oltre 10 nazioni diverse) a cui Bari partecipava con ruoli importanti.

Giorgio Maggi ricorda vivamente l’esperienza con lui in quegli anni: “Ero alle prime armi come portavoce delle attività del gruppo barese nell’esperimento ALEPH ad apprezzai molto il ruolo che Jack ebbe nel disegnare l’apparato sperimentale: egli riuscì a selezionare tra le diverse proposte iniziali quelle che lui riteneva più adatte allo scopo, riuscendo a realizzare un apparato tutto sommato semplice ma con “performance” estremamente elevate. Fu da Jack che imparai come si potesse realizzare una farm di computer mettendo insieme tante VAX Station, cosa che mi è servita nella mia attività nel centro calcolo e in RECAS nel nuovo millennio”

Il ricordo di Jack fa tornare alla mente episodi della vita della Sezione collegati all’esperimento ALEPH. C’è un prima ed un dopo ALEPH e l’avvio non fu semplice: ci furono gruppi che subirono delle scissioni, altri che cambiarono radicalmente il tipo di attività passando dalle tecniche di camera a bolle a quelle dei rivelatori elettronici.  

Ma da quel rimestio crebbe, fra dubbi e le inevitabili difficoltà, una nuova comunità di fisici giovani ed entusiasti capaci di focalizzarsi su un obiettivo complesso e di lungo periodo. Ed è proprio in questo clima che fu possibile realizzare tra il 1984 e il 1989 il calorimetro adronico di ALEPH, frutto dello sforzo coeso del personale sia scientifico sia tecnico della sezione e del dipartimento. Una pietra importante nella nostra storia.

Se tutto questo è stato possibile lo si deve anche a Jack. Per molti di noi che, giovani, si affacciavano alla ricerca è stato un riferimento non solo scientifico ma anche umano ineguagliabile. Ci ha insegnato che l’entusiasmo e la passione per la propria ricerca vanno sempre a braccetto col rigore e con la costanza necessaria al raggiungimento degli scopi.

 Il clima molto disteso che Jack Steinberger (e consentiteci di citare anche Lorenzo Foa, capo

del gruppo italiano) riuscirono a creare nell’esperimento, fu certamente il jolly che ci permise di lavorare nel migliore dei modi consentendoci di raggiungere risultati insperabili.

 

La sua guida e il suo sguardo intelligente ci mancheranno di sicuro.

 

I ragazzi di ALEPH

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Pubblicato il: 23/12/2020