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Laboratorio StudiUm - sezione di Archeologia

La sezione archeologica del Laboratorio è dotata di due sedi, ubicate rispettivamente nel plesso di Santa Teresa dei Maschi nella Città Vecchia e al primo piano del Palazzo Ateneo. Questa struttura, la prima del genere attiva nell’Ateneo barese, si connota come uno strumento di pronto intervento ed è dotata delle attrezzature necessarie per la conduzione di scavi programmati o di emergenza e per il trattamento dei reperti.

STORIA

Plesso Santa Teresa

Il Laboratorio, inaugurato ufficialmente nel 1992, è allestito presso la sede del Dipartimento nel complesso di Santa Teresa dei Maschi nel borgo antico. È finalizzato alle numerose ricerche condotte in particolare nell’ambito dei settori tardo-antico e medievale (scavi di Corato-San Magno, Brindisi-San Giorgio e Masseria Masina, Mattinatella-Villa Agnuli, Herdonia, San Giusto, Canosa, Seppannibale, San Michele in Frangesto, Grumentum). Attualmente vi si svolgono le attività didattico-scientifiche pertinenti alle ricerche di ricognizione lungo la via Appia tra Altamura e Santeramo, nei territori di grotta Sant’Angelo a Santeramo e di Terlizzi; agli scavi di Siponto, della Cittadella nicolaiana, delle catacombe di Canosa e, infine, alle ricerche di archeologia dei paesaggi costieri e di archeologia subacquea (Cala San Giorgio, Bari-Bisceglie, Cala San Vito - Polignano a Mare; ricognizioni e scavi P. Throckmorton - sede di Taranto, Monte Rosso?).

Plesso Ateneo

Il Laboratorio di Archeologia situato al primo piano del Palazzo Ateneo nei locali dell’ex Istituto di Civiltà Preclassiche della Puglia, è stato istituito nel 2009. Permane comunque l’originaria suddivisione nelle sezioni di: Preistoria, Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, Archeologia Classica, Archeologia Postclassica (progetto Siponto), Archeologia dei paesaggi. Quest’ultima sezione è destinata in particolare all’indagine topografica e allo studio dei cospicui materiali provenienti dalle ricerche nel sito di Egnazia. Il Laboratorio è dotato di un ricco patrimonio bibliografico.

ATTIVITÀ

Le attività di laboratorio sono strettamente connesse a quelle di scavo e si svolgono in parte contemporaneamente all’indagine sul campo, e riguardano soprattutto il restauro, la ricostruzione grafica, la documentazione e la conservazione dei reperti. I reperti raccolti nei vari strati, in particolare quelli ceramici, vengono dapprima lavati, poi siglati con l’indicazione del sito e del contesto stratigrafico di appartenenza. Per alcuni di essi, finalizzati all’esposizione, si può rendere necessario un ulteriore intervento di restauro e di consolidamento che, secondo il tipo di manufatto, dovrà essere realizzato con tecniche e materiali specifici. Una parte considerevole del lavoro di laboratorio viene dedicata allo studio, alla classificazione e alla documentazione grafica e fotografica dei reperti. Nell’ambito della documentazione grafica, particolare importanza riveste il disegno ricostruttivo dei reperti, che si avvale di specifiche attrezzature per la misura di precisione, al fine di restituire in modo esatto la morfologia di ciascun frammento e renderne immediata la riconoscibilità. Questa fase viene supportata dall’uso di attrezzature digitali e di programmi informatici. Il disegno riguarda tutti i reperti provenienti dagli scavi archeologici: epigrafi, ceramiche, vetri, metalli, ossi, materiali lapidei e architettonici.

Le ricostruzioni così ottenute costituiscono un necessario mezzo di confronto per la definizione delle classi e sono finalizzate alla redazione degli apparati grafici per pubblicazioni, atti di convegni e tesi. La classificazione prevede che i reperti vengano distinti, con l’ausilio di software di gestione e di archiviazione, in varie classi e tipi sulla base delle loro caratteristiche tecniche (argilla, vernici, tipo di lavorazione, etc.), morfologiche e di eventuale decorazione. Grazie ad una lunga tradizione di studi, risulta oggi possibile definire la cronologia, l’evoluzione tipologica, gli ambiti in cui venivano prodotti e in cui circolavano determinati manufatti antichi: in tal modo si arricchiscono progressivamente le nostre conoscenze sulla cultura materiale, sull’organizzazione artigianale, sui commerci del mondo antico. Il Laboratorio si occupa direttamente, come descritto, delle attività di pronto intervento di cui ogni struttura che opera sul campo dovrebbe essere dotata. Per analisi più raffinate (sezioni sottili delle argille, attivazione neutronica, C14, dendrocronologia, etc.) sono invece necessarie strumentazioni e competenze specifiche, di cui sono dotati i dipartimenti dell’area scientifica, con i quali il Laboratorio ha rapporti di collaborazione. Le attività scientifiche sono sempre integrate con le attività didattiche. Presso il Laboratorio si svolgono seminari ed esercitazioni pratiche, frequentati da numerosi studenti dell’indirizzo Beni culturali e di quello archeologico. Tali attività, organizzate in forma di tutoraggio, hanno l’obiettivo di una corretta e aggiornata preparazione di base, teorica e pratica, in settori quali la ricognizione archeologica, lo scavo stratigrafico, il trattamento e lo studio ricostruttivo dei reperti, l’elaborazione dei dati. Questo tirocinio pratico risulta indispensabile nella formazione professionale di un futuro archeologo, analogamente a quanto avviene negli ambiti scientifico e medico, perché permette agli studenti di intervenire in prima persona nelle attività di scavo e di laboratorio. Il Laboratorio si avvale della collaborazione di laureandi, dottorandi, specializzandi, che integrano il lavoro con l’elaborazione di cartografia computerizzata (auto-CAD) e ricostruzioni in 3D, sulla base dei dati acquisiti sul campo con teodolite elettronico. L’allestimento del laboratorio di archeologia consente di disporre di uno strumento operativo importante, grazie al quale risulta ora più agevole ed efficace l’intervento universitario nel territorio, sia mediante l’organizzazione di campi-scuola di archeologia sia mediante un rafforzamento dei rapporti di collaborazione con altri istituti di ricerca e con gli enti preposti alla tutela del patrimonio archeologico monumentale. La crescita e lo sviluppo di questa struttura consentirà ulteriori possibilità di articolazione della ricerca archeologica e, quindi, una continua preparazione e qualificazione professionale degli studenti che vi partecipano.

Elenco delle attività

  1. Lavaggio dei reperti ceramici.
  2. Siglatura dei reperti: su ogni oggetto viene apposta una sigla con indicazione del sito, dell’anno di scavo, del saggio e della unità stratigrafica nella quale è stato rinvenuto.
  3. Divisione in classi
  4. Restauro dei frammenti. Primo intervento, finalizzato alla ricostruzione grafica.
  5. Restauro dei reperti finalizzato all’esposizione.
  6. Disegno ricostruttivo: viene effettuato con l’ausilio di attrezzature di precisione per il rilevamento morfologico, secondo i principi delle proiezioni ortogonali, con la resa simultanea della sezione a sinistra e del prospetto a destra della linea mediana ed eventuali visioni dall’alto e dal basso che mostrano le caratteristiche di orlo e fondo.
  7. Fotografia dei reperti di scavo.
  8. Classificazione dei reperti: in apposite schede vengono riportati i dati descrittivi, la misure, il peso, gli elementi quantitativi, i riferimenti bibliografici, l’attribuzione tipologica, la cronologia.
Pubblicato il: 22/06/2017