Call for papers Convegno internazionale LinC (Linguaggi della Crisi)

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Convegno internazionale LinC (Linguaggi della Crisi)
I linguaggi della crisi tra virus e politica:
forme del discorso e modelli di comunicazione
Bari, 1-2 dicembre 2022

 

Il Convegno internazionale e multidisciplinare I linguaggi della crisi tra virus e politica: forme del discorso e modelli di comunicazione si propone come forum accademico per approfondire le forme di discorso, i linguaggi e i modelli di comunicazione emersi durante la crisi pandemica globale da SARS-CoV-2.
Il progressivo allentamento delle restrizioni entro cui esercitare l’autonomia individuale e le libertà soggettive, l’annuncio del piano di investimenti Next Generation EU e l’avvio della campagna vaccinale hanno certamente segnato un mutamento significativo per i Paesi dell’UE rispetto all’orizzonte iniziale della crisi. Tuttavia, dopo due anni, l’unità, la comunione di intenti e di indirizzi politici, soprattutto a livello europeo, hanno lasciato il posto all’incertezza (Moirand 2021), a equilibri sociali precari e a decisioni non sempre condivise, in una prospettiva di instabilità internazionale ulteriormente aggravata dalle conseguenze della guerra in Ucraina.
Così, rispetto all’evoluzione della pandemia, il 2022 presenta ancora numerosi interrogativi irrisolti. A fronte di un’intensa campagna vaccinale, in molti continuano a negare l’esistenza del virus e l’efficacia del vaccino, alimentando tesi contrarie al filone terapeutico in atto, e a costruire e diffondere «verità alternative» rispetto al discorso scientifico basato su un «sapere di conoscenza» (Charaudeau 2020). La circolazione di una quantità eccessiva di notizie, spesso fuorvianti, imprecise, o non accreditate, ha alimentato una disinformazione (Sini, Cetro 2020) e una contro-informazione che hanno inciso significativamente sull’opinione pubblica, così da rendere l’infodemia una delle criticità della pandemia.
Se, come sottolinea Charaudeau (2020), l’epoca attuale, definita postmoderna, deve confrontarsi con canali di informazione diversi, all’interno dei quali non è sempre facile stabilire la verità, emerge, oltre alla questione del “post”, la responsabilità dell’informazione da parte della politica e dei media (Moirand 2007). In un contesto minato da tentazioni “negazioniste” e teorie cospirative, talvolta sfociate nel revisionismo storico, e da forti contraddizioni sociali e politiche, alcune tendenze delineatesi durante l’emergenza sanitaria sono destinate a perdurare, generando una nuova fase di convivenza tra vecchie e nuove dinamiche nell’ambito della politica, della comunicazione, del lavoro, dell’istruzione e delle relazioni sociali. Durante le fasi più acute dell'emergenza, i governi dei Paesi europei si sono identificati in diversi frames (Wodak 2021) per legittimare le misure stringenti imposte alla popolazione – la religione, il dialogo, la fiducia verso le istituzioni, e persino la guerra, con l’adozione di un lessico marziale (cfr. Semino et al. 2021; Charteris-Black 2021).
Nella congiuntura attuale – come in altri momenti della storia segnati da epidemie o pandemie – appare invece sempre più complicato recuperare valori di eguaglianza, di solidarietà, di armonia sociale: lo dimostrano le trasformazioni interne al processo produttivo e al mondo del lavoro, condizionato da asimmetrie che incidono tra l’altro sull’intermediazione degli interessi nonché sui rapporti fra i generi. A tal proposito, il rischio che si profila nel presente consiste non soltanto nella perdita delle forme di sviluppo e di promozione sociale maturate all’inizio del XXI secolo, ma anche nel peggioramento della condizione femminile, tra violenza, precarietà occupazionale e una onerosa conciliazione fra lavoro produttivo e lavoro di cura.

La crisi sanitaria ha, inoltre, messo a nudo la vulnerabilità e la fragilità di una società sofisticata e complessa che, per mantenersi in equilibrio, è convinta di non poter rallentare, né tantomeno fermarsi. Il distanziamento sociale e le spinte all’autoisolamento hanno alimentato fenomeni già in atto, favorendo l’allontanamento emotivo, la perdita della connessione relazionale con l’Altro – percepito come una minaccia –, la contrazione delle nostre capacità sociali, la tensione empatica del cittadino, il valore della comunità.
Su un altro fronte, la pandemia ha comportato un ripensamento delle relazioni geopolitiche, che si è concretizzato in una tendenza alla «rinazionalizzazione», alla (ri)attualizzazione dello Stato nazione (Wodak 2020), con conseguenze come la chiusura delle frontiere e l’improvvisa abolizione dell’Area Schengen, per «tenere fuori il virus» (Wodak 2021). In questa direzione, si è assistito ad un consolidamento di orientamenti provenienti da leader populisti che hanno fatto ricorso alla pandemia per giustificare politiche di distanziamento e di chiusura (cfr. Arienzo et al. 2021) che, nella trasposizione discorsiva, sono talvolta sfociati in forme di odio più o meno diretto (cfr. Baider, Constantinou 2019; Lorenzi Bailly, Moïse 2021).
In nome della sicurezza pubblica, l’ambito politico-istituzionale e le garanzie dello Stato di diritto delle democrazie liberali sono stati messi alla prova sul piano della gestione dell’emergenza, addirittura interpretata come “stato di eccezione”, sollevando nodi critici legati al rapporto fra libertà e salute: dal controllo sociale e digitale alla «democrazia immunitaria», dal governo degli esperti al dominio della paura, che sembra ormai profilare una «fobocrazia» (Di Cesare 2020). Quella che è stata definita una «sindemia» ha rivelato, del resto, la connessione, di respiro globale, fra «le diseguaglianze socio-economiche, l’impatto ambientale delle attività umane, l’impoverimento progressivo della biosfera, le crescenti tensioni all’interno dei sistemi politici democratici e non» (Arienzo et al. 2021).
In uno scenario nel quale la pandemia alimenta «un immaginario distopico già ampiamente recepito tanto nella cultura di massa […] quanto in quella accademica» (Ceretta 2021), si intende dunque sollecitare una riflessione comune su alcuni temi a cui rinvia il Convegno internazionale LinC /liŋk/, valorizzando interferenze e contaminazioni tra discipline che, in modo diverso, offrono un apporto essenziale ai “linguaggi della crisi”. A questo scopo, sono state individuate sei macroaree, che riflettono l’indirizzo scientifico del Convegno:
1) le pandemie nella narrazione storico-politica: paradigmi culturali, forme della crisi e categorie del pensiero;
2) l’esercizio del potere, le forme del discorso e della decisione politica in tempo di pandemia;
3) il ruolo dei media: fra la responsabilità dell’informazione e la degenerazione della notizia;
4) le forme del linguaggio ai tempi del coronavirus tra neologismi, metafore, immaginari sociali e discorso d’odio;
5) la rappresentazione dell’Altro come potenziale pericolo, dallo straniero al “nemico” pubblico e politico;
6) le disuguaglianze e le asimmetrie sociali esasperate dalla pandemia, con riferimento al discorso di genere e alla condizione femminile.

Parole chiave: Altro; apocalisse; catastrofe; comunicazione; conflitto; controllo; cospirazione; cura; democrazia; distopia; diritti; discorso; disuguaglianze; fake news; genere; insicurezza; isolamento; libertà; linguaggio; metafora; normalità; nemico; odio; paura; politica; populismo; propaganda; sindemia; stato di eccezione; verità.

Modalità di adesione
Per partecipare, si prega di inviare, entro il 15 luglio 2022 (nuova data di consegna), una proposta in francese, in inglese o in italiano, al seguente indirizzo: linc2022@uniba.it con un file allegato (formato Word) contenente nome e cognome, Università o istituzione di riferimento, indirizzo mail, titolo dell’intervento, riassunto (350 parole, ivi compresi cinque parole chiave e riferimenti bibliografici citati), macroarea o macroaree di intervento. La mail avrà come oggetto: LinC2022 – Nome e cognome.
L’accettazione delle proposte sarà comunicata entro il 15 settembre 2022. Gli interventi avranno una durata di 20 minuti.
È prevista la pubblicazione dei contributi presentati durante il Convegno sotto forma di volume collettaneo e/o di numero tematico di rivista (Aree 10 e 14).


Modalità di partecipazione
Le informazioni riguardanti l’iscrizione al Convegno, il pernottamento e la logistica saranno fornite successivamente.
Comitato organizzatore (Dipartimento di Scienze politiche) Marisa della Gatta, Denise Milizia, Laura Mitarotondo, Gabriella Serrone, Alida Maria Silletti, Giovanni Tucci.


Comitato scientifico
Angelo Arciero (Università degli Studi Guglielmo Marconi, Roma)
Marina Bondi (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)
Patricia Chiantera-Stutte (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)
Belinda Crawford Camiciottoli (Università degli Studi di Pisa)
Françoise Favart (Università degli Studi di Trieste)
Giuliana Garzone (Università IULM, Milano)
Stefania Maci (Università degli Studi di Bergamo)
Denise Milizia (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)
Laura Mitarotondo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)
Paola Paissa (Università degli Studi di Torino)
Rachele Raus (Università degli Studi di Bologna-Forlì)
Francesca Romana Recchia Luciani (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)
Micaela Rossi (Università degli Studi di Genova)
Francesca Russo (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli)
Alida Maria Silletti (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)
Lorella Sini (Università degli Studi di Pisa)
Girolamo Tessuto (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli)
Aurora Vimercati (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

Introduzione ai lavori
Domenico Ribatti (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)


Plenarie
Manuela Ceretta (Università degli Studi di Torino)
Patrick Charaudeau (Università Sorbonne Paris-Nord)
Elena Semino (Università di Lancaster)
Ruth Wodak (Università di Lancaster)

 

Bibliografia

  • Arienzo A., Chiantera-Stutte P., Visentin S. (a cura di) (2021), “Introduzione”, in “Covid/19 e politica. Note sul presente”, Politics. Rivista di studi politici, 15/1, pp. 67-73.
  • Baider F., Constantinou M. (a cura di) (2019), “Discours de haine dissimulée, discours alternatifs et contre-discours”, Semen, 47.
  • Ceretta M. (2021), “Covid-19 e immaginari distopici: se rileggessimo Trollope insieme a Saramago?”, in Cuono M., Barbera F., Ceretta M. (a cura di), L’emergenza Covid-19. Un laboratorio per le scienze sociali, Roma, Carocci, pp. 55-61.
  • Charaudeau P. (2020), La manipulation de la vérité. Du triomphe de la négation aux brouillages de la post-vérité, Limoges, Lambert-Lucas.
  • Charteris-Black J. (2021), Metaphors of Coronavirus, Bristol, Macmillan.
  • Di Cesare D. (2020), Virus sovrano? L’asfissia capitalistica, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Lorenzi Bailly N., Moïse C. (a cura di) (2021), La haine en discours, Lormont, Éditions du Bord de l’Eau.
  • Moirand S. (2007), Les discours de la presse quotidienne. Observer, analyser, comprendre, Parigi, PUF.
  • Moirand S. (2021), “Instants discursifs d’une pandémie sous l’angle des chiffres, des récits médiatiques et de la confiance”, in Favart F., Silletti A.M. (a cura di), “Constellations discursives en temps de pandémie”, Repères-DoRiF, 24, http://www.dorif.it/reperes/sophie-moirand-instants-discursifs-dune-pandemie-sous-langle-des-chiffres-des-recits-mediatiques-et-de-la-confiance/
  • Semino E., Olza I., Koller V., Ibarretxe-Antuñano I., Pérez-Sobrino P. (2021), “The #ReframeCovid initiative: From Twitter to society via metaphor”, Metaphor and the Social World, 11/1, pp. 98-120.
  • Sini L., Cetro R. (a cura di) (2020), Fake news, rumeurs, intox – Stratégies et visées discursives de la désinformation, Parigi, L’Harmattan.
  • Wodak R. (2020), What future for the EU after COVID-19?, in https://www.opendemocracy.net/en/pandemic-border/what-future-eu-after-covid-19/
  • Wodak R. (2021), “Crisis communication and crisis management during COVID-19”, Global Discourse, 11/3, pp. 329-353.

 

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pubblicato il 14/07/2022 ultima modifica 06/09/2022