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L’Università degli studi di Bari laurea il primo ‘studente-rifugiato’

Il C.A.P. dell’Ateneo: ‘L’integrazione passa anche dall’inclusione accademica’

 

E’ il primo “studente-rifugiato laureato” dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. Si chiama Michael, ha 35 anni e in tre anni esatti è diventato dottore in Scienze politiche.

In Italia è arrivato nel 2010, in fuga dall’Eritrea. Ottenuto lo status di rifugiato politico, dopo un periodo in Gran Bretagna, pur dovendo lavorare non rinuncia alla formazione universitaria. Vince la borsa di studio Crui/Ministero dell’Interno/Andisu, grazie a cui può iscriversi al Corso di laurea in Scienze Politiche, Relazioni internazionali e Studi europei del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari. Si laurea con una tesi sull’Eritrea nella politica estera italiana dal 1949 al ’91.

Nel suo Paese aveva conseguito il diploma in Scienze Infermieristiche e collaborato per due anni come assistente medico in un ospedale. Poi però, lavorando con organizzazioni internazionali che si occupano di migranti, ha scoperto che non solo gli piaceva la mediazione culturale ma ha capito che voleva studiare relazioni internazionali. Si avvicina con questa motivazione al Centro per l’Apprendimento Permanente dell’Università di Bari che nel frattempo stava portando avanti lo Short Master in “Immigrazione, diritto e pratiche di inclusione”. Il C.A.P. lo ha aiutato ad ottenere i documenti necessari per l’iscrizione ai corsi accademici, occupandosi del riconoscimento dei titoli di studio pregressi, primo passo per l’integrazione accademica. 

Particolarmente orgogliosa la sociologa dei processi culturali e comunicativi Fausta Scardigno, presidente del centro di servizi d’ateneo che nei prossimi giorni, dal 18 al 22 novembre, non a caso ospiterà i valutatori del Cimea e del Consiglio d’Europa che hanno scelto l’Università di Bari per la Settimana del Passaporto Europeo delle Qualifiche dei rifugiati beneficiari di asilo politico o protezione internazionale.

Il documento, spendibile in tutt’Europa, fornisce una valutazione dei titoli di istruzione superiore ottenuti nel Paese di provenienza consentendo l'ammissione nelle università dei Paesi di arrivo e agevolando il processo di integrazione e di occupazione.

Favorire l’accesso dei rifugiati all’istruzione universitaria può fare la differenza. Ricordo che Uniba è tra i primi Atenei italiani ad aver sottoscritto il Manifesto delle Università Inclusive promosso dall’UNHCR, un documento che peraltro sostiene la Terza Missione nel suo promuovere lo sviluppo sociale, culturale ed economico della società. In questo senso, lo scorso 31 ottobre, abbiamo presentato a Roma nell’ambito del seminario nazionale ‘L’impegno delle Università per i rifugiati’, le buone pratiche di inclusione accademica degli studenti internazionali, rifugiati o titolari di protezione internazionale, portata avanti dal Centro per l’Apprendimento Permanente dell’Università di Bari”.

Il primo a confermare l’importanza dell’inclusività accademica è Michael: “La formazione universitaria non solo dà la preparazione necessaria per lavorare a buoni livelli ma è molto, molto importante per integrarsi. Ho studiato la storia d’Italia, il diritto e la Costituzione italiana. Le competenze che oggi ho sono decisamente maggiori e mi aiutano a sentirmi parte di questa società”.  

Il neo dottore ci tiene a ringraziare “l’energia di chi lavora negli sportelli Uniba che si occupano dei servizi ai rifugiati e la disponibilità dei professori ad aiutarci” suggerendo all’Università di potenziare quest’esperienza e di attivare corsi di lingua italiana per gli studenti stranieri perché “le terminologie specifiche che richiedono le varie carriere universitarie non si imparano parlando l’italiano colloquiale” e perché è facile demotivarsi a causa delle difficoltà linguistiche. 

Il Cap – dice Fausta Scardigno - accompagna l'accesso all'università degli studenti internazionali titolari di protezione già dal 2016 e oggi viene raggiunto un importante risultato che onora l'intera comunità non solo universitaria. Michael non ha solo raggiunto il traguardo della laurea in Scienze Politiche, ha una competenza di mediazione linguistica pluriennale, nel suo Paese ha lavorato come assistente medico e lavora per l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni nell'ambito dei percorsi di Relocation e Resettlement. E' un orgoglio per Uniba averlo accolto e oggi vederlo laureato presso la nostra università. 

Il 19 novembre, nell’Aula Magna dell’Ateneo, con il Rettore Bronzini daremo il giusto risalto a questo importante risultato, alla presenza della Crui, del Ministero dell'Interno e dell'Andisu che hanno finanziato la borsa di studio per Michael e altri 15 studenti internazionali titolari di protezione”.

Nel pomeriggio del 19 novembre, a partire dalle 14.30, si terrà il seminario Valorizzazione dei titoli e delle competenze di migranti e rifugiati. Strumenti per l’integrazione accademica e l’inclusione lavorativa

Dopo che il Magnifico Rettore Stefano Bronzini avrà consegnato la pergamena di laurea a Michael, si discuterà delle esperienze di inclusione e integrazione accademica promosse dalle università italiane, oltre che delle esperienze di valutazione delle credenziali educative da parte di enti di ricerca, università, ministeri e istituzioni evidenziandone la connessione con i servizi di Individuazione, Validazione e Certificazione delle competenze ai sensi del Decreto 13/2013. 

Pubblicato il: 04/11/2019  Ultima modifica: 30/09/2020